CAPITOLO 2 RIVOLUZIONE CULTURALE, AMERICAN STYLE


Nelle prime cento ore una raffica di ordini esecutivi ha inaugurato la crociata contro le politiche di «Diversità, Equità e Inclusione» (DEI) e la cosiddetta cultura woke. Per decenni le amministrazioni democratiche avevano cercato di rendere l’apparato federale più inclusivo, valorizzando differenze razziali, etniche e di genere per contrastare i «pregiudizi sistemici» e promuovere pari opportunità in tutta la sfera pubblica: dall’amministrazione alle scuole fino all’esercito.

Il nuovo corso rovescia questa impostazione, denunciandola come «discriminazione inversa», costosa, inefficiente e divisiva. Ne sono seguite misure drastiche: chiusura degli uffici DEI e licenziamento del personale addetto, blocco dei programmi di formazione politically correct, revisione delle pratiche di reclutamento nella pubblica amministrazione e nelle forze armate. Parallelamente, altri decreti hanno imposto la «verità biologica», limitando i diritti dei minori alla transizione di genere, definita «mutilazione irreversibile», e restringendo l’accesso all’aborto – un attacco alla vita innocente.

Questi provvedimenti, presentati come difesa del merito e della coesione sociale, riscrivono i codici simbolici dello Stato. Ne scaturisce una rivoluzione culturale reazionaria che fonde tradizionalismo religioso e darwinismo sociale, esaltando la competizione individuale e delegittimando ogni strumento di riequilibrio delle diseguaglianze. Sul piano sociale e politico l’effetto è duplice: rafforzare l’identità bianca e virile della nazione e alimentare lo scontro con l’accademia multiculturale e i movimenti civili, estranei all’America profonda, popolare e cristiana. Sul piano internazionale, la svolta accentua la distanza dagli alleati europei più progressisti, mentre offre un modello ai governi conservatori.

La rivoluzione culturale non si esaurisce dunque nello smantellamento della DEI, ma ridisegna i fondamenti morali e simbolici dello Stato scatenando un conflitto tra due Americhe difficilmente conciliabili.