CAPITOLO 6 LA RICERCA DEL PRIMATO DIGITALE GLOBALE


La nuova amministrazione punta sulla deregolamentazione dell’intelligenza artificiale e della finanza digitale, affidando all’industria privata la guida dell’innovazione. Due ordini presidenziali smantellano l’impianto regolativo ereditato da Biden, fondato su uno «sviluppo responsabile» delle tecnologie, attento a diritti, inclusione, trasparenza e standard internazionali condivisi. Quell’impostazione viene liquidata come «politicizzazione della scienza», mentre il nuovo paradigma esalta «il genio imprenditoriale americano» e sposa l’approccio anti-istituzionale della destra tecno-libertaria. Si ignorano così i rischi di un ecosistema digitale senza regole, che in nome della libertà d’innovazione concentra risorse e potere nelle mani dei giganti dell’high-tech.

Ma la ritirata dello Stato non è affatto assoluta. Quando entrano in gioco gli interessi del presidente, l’intervento pubblico riemerge a piegare le regole. Lo mostra il decreto sul salvataggio della cinese TikTok, che sospende il divieto di distribuire negli USA applicazioni controllate da potenze ostili. Se quella norma limitava il mercato in nome della sicurezza nazionale, la sua abrogazione non serve a ristabilire la libertà economica, ma a salvaguardare una piattaforma rivelatasi decisiva per la comunicazione di Trump. Il messaggio è chiaro: non solo il mercato, ma anche la sicurezza nazionale vengono dopo le priorità politiche del presidente.

Anche sul piano internazionale, la politica digitale americana non coincide con il libero mercato: lo usa come arma geopolitica. La deregolamentazione interna conferisce un vantaggio competitivo alle big tech, che possono invadere i mercati esteri e agire da punta di conquista dell’influenza statunitense. Da qui le tensioni con l’Europa, dove – favorite da regole più leggere – le imprese USA vengono spinte a occupare i settori strategici dell’IA, dello spazio e della finanza digitale, indebolendo la sovranità tecnologica dell’UE.