CAPITOLO 1 IL POPOLO, IL CAPO E L’OLIGARCA


L’insediamento di Trump il 20 gennaio 2025 inaugura una rivoluzione insieme demolitrice e restauratrice. Quel giorno vengono abrogate decine di norme ereditate dalle precedenti amministrazioni, e quattro giorni dopo – cento ore – si proclama l’avvio di una nuova Età dell’oro. Ne deriva un trittico retorico: un populismo che invoca la tabula rasa, un conservatorismo che difende l’ordine tradizionale, uno spirito reazionario che idealizza un passato remoto  da ripristinare.

Il fulcro dell’operazione sta nel rapporto diretto e personale tra i due pilastri principali della rivoluzione: il Capo e il Popolo. Il primo è un guerriero, il secondo il seguito che lo acclama, lo spinge a ridisegnare la costituzione materiale del paese. Il programma è demolire, e la rapidità – le cento ore come cifra simbolica – il marchio di legittimazione. Nasce così un «monarca repubblicano» che oppone la verticalità della decisione sovrana alla lentezza di mediazioni e procedure.

Su questo impianto si innesta il terzo pilastro: l’Oligarca. L’élite economica non punta più a influenzare lo Stato dall’esterno, ma a penetrarvi, a prenderne il controllo. Il DOGE, la creatura di Elon Musk presentata come leva di efficienza, ha agito in realtà da cavallo di Troia per estendere l’autorità presidenziale sull’apparato federale. E, all’ombra di questa, mirava a cristallizzare la subordinazione del potere pubblico agli interessi privati. La parabola personale di Musk non cancella il quadro, semmai ne mostra insieme la potenza e la fragilità.

La simbiosi tra élite economica ed élite politica rimane infatti un equilibrio instabile. La tensione rimanda a due modelli di potere: uno patrimoniale, che concentra il comando nel dominus, il Capo-Popolo; l’altro plutocratico, che piega la politica alla ricchezza. Sebbene Trump sia egli stesso un Giano bifronte – affarista fattosi politico – la rottura con Musk mostra quanto sia difficile fondere i due modelli; finché il legame plebiscitario tra il re e i suoi sudditi regge, i «grandi del regno» possono cooperare o competere, adulare o corrompere, ma non dominano. In questo instabile equilibrio di potenze si gioca il destino della singolare «rivoluzione monarchica» in atto in America.