Una cifra della rivoluzione americana è la «guerra ai giudici». Il fondamento dottrinale è il departmentalism, una teoria che nega il monopolio interpretativo della Corte Suprema: i tre rami del governo (o deparments) conservano il diritto a un’interpretazione autonoma della Costituzione e l’esecutivo può imporre la propria anche contro pronunce sfavorevoli della Corte. È l’antitesi della judicial supremacy, che affida l’ultima parola sulla legittimità ai giudici federali e alla Corte, facendone un efficace contrappeso all’esecutivo.
Già nell’Ottocento gli scontri tra presidenti e Corte mostrarono i limiti della judicial supremacy: la Corte, priva di forza coercitiva propria, dipende dall’esecutivo per far rispettare le sentenze e può essere neutralizzata semplicemente ignorandone gli ordini. Nel dopoguerra però quei contrasti si attenuarono e la «supremazia giudiziaria» divenne egemone in una cultura di moderazione.
Il dipartmentalismo fu rilanciato negli anni Ottanta. Le decisioni della Corte, si disse, vincolano solo le parti – non valgono erga omnes – e il presidente conserva un diritto-dovere di interpretazione autonoma, legittimato dal voto. Corollario: l’autonomia giudiziaria va contenuta e la magistratura va riallineata all’indirizzo uscito dalle urne.
Questo è decisivo oggi per sciogliere i nodi della rivoluzione: lotta alll’immigrazione, esautorazione delle agenzie indipendenti, disciplinamento dell’apparato attraverso decine di migliaia di licenziamenti discrezionali. Quando i giudici sospendono gli ordini presidenziali per incostituzionalità, il dipartmentalismo si schiera con il governo e ribalta l’accusa, definendoli giudici militanti, «nemici del popolo». La dottrina assume così una legittimazione democratico-populista: élite non elette non possono bloccare un governo con mandato popolare, pena la «dittatura giudiziaria».
Tre leve sostengono dunque il disegno rivoluzionario: la normalizzazione dell’emergenza, il superpresidenzialismo della unitary executive theory e la guerra ai giudici del dipartmentalismo. La loro sinergia minaccia di piegare la legalità al comando personale del presidente-autocrate.
